Gennaio 2010 Archivio

Il Crowdsourcing, uno dei grandi temi del 2010, ha diverse implicazioni strategiche per le organizzazioni e per le imprese: dalla comunicazione partecipativa, al co-design, per arrivare all'innovazione collaborativa per lo sviluppo di nuovi prodotti o nuovi processi.

innovActing, da tempo si sta occupando attivamente di questo tema, per questo ha deciso di sponsorizzare l'evento che avrà luogo, il 20 gennaio alle ore 10.00 all'Università IULM - aula 144 - edificio 1 - via Dal Bo, 1 - Milano.

Per tutte le persone interessate, seguendo questo link, si potrà trovare il programma ed il form per la registrazione all'evento che è gratuito è libero a tutti.

Il Social Return on Investment è un concetto che un tempo veniva applicato quasi esclusivamente per le organizzazioni non profit, ma che oggi sta prendendo piede anche in azienda.

Social Return on Investment, or SROI is an attempt to measure the social and financial value created by a non profit, NGO or business. It has not been proven to drive increased investment, but it is popular with academics and some consultancies. A number of services are now looking at analysing the 'investment' in charities as yielding a social return on investment. An example is Development Ratings which helps private donors evaluate and research charities that work in the developing countries.


SROI is an approach to understanding and managing the impacts of a project, an organisation or a policy. It is based on stakeholders and puts financial values on the important impacts identified by stakeholders which do not have market values. The aim is to include the values of people that are often excluded from markets in the same terms as used in markets, that is money, in order to give people a voice in resource allocation decisions. (Fonte Wikipedia)


Per approfondimenti sul tema suggerisco la lettura di questo interessante paper della London Business School.

C'era un tempo, un lungo tempo, in cui alcune persone creative, aiutate da strumenti di analisi e ricerche, pianificavano a tavolino i messaggi pubblicitari destinati ai loro "target", oggi questa era per come l'abbiamo conosciuta, è definitivamente terminata.

Nell'era del post advertising, il messaggio vive simbioticamente all'interno di un'esperienza di fruizione vissuta sempre a livello personale, ma inserita in un contesto sociale.

E' la combinazione tra il messaggio, la relazione che si instaura con il destinatario, il comportamento di chi ne fruisce, i tempo, il luogo, il modus, le motivazioni delle parti coinvolte nel processo comunicativo che determinano il contesto.

Non ci sono messaggi buoni per tutte le stagioni e per tutti i contesti, comunicare oggi senza conoscere in modo non superficiale le caratteristiche, le esigenze, le origini, le motivazioni, le speranze, le paure, i sogni, i bisogni, i desideri, le passioni dei propri interlocutori è come lanciare un sasso nello stagno sperando che la propagazione dei cerchi concentrici duri all'infinito.

Il messaggio è come un seme che può attecchire solo se il terreno è fertile, altrimenti sarà sterile e non produrra alcun effetto.

Il tema della fertilità e della sua ricerca è quindi di fondamentale importanza e può essere così rivisto:

"I metodi di riconoscimento della fertilità di un messaggio e più in generale di una cultura comunicativa sono quei modi che aiutano un brand ad identificare i terreni di cultura potenzialmente più fecondi, i momenti, i tempi e i contesti in cui è possibile creare e trasferire valore attraverso il processo comunicativo."

La fertilità comunicativa non ha sempre una correlazione diretta con lo spending pubblicitario, ma con la capacità di creare una connessione empatica con i propri pubblici.

Come suggerisce James Cherkoff:

"regardless of production budgets, content without pass-it-on currency, has no value in this growing economy. It lacks the crucial watermark of social approval."

Nell'era del post advertising quello che conta è la corrispondenza tra i valori comunicati e quelli agiti e in cui il ruolo della comunicazione è quella di creare delle occasioni per avviare, far crescere e consolidare un rapporto relazionale in cui il brand non è più un protagonista, ma solo un abilitatore.

"Brands on their own can't operate in the share-and-compare economy. No one is interested in the corporate context. The only way to gain currency is to help people do what they want to do. And hope they have a spare space in their scrapbook for you."

I pubblicitari se non vorranno essere disintermediati non potranno limitarsi ad usare mezzi nuovi, formati nuovi e nuove tecnologie abilitanti, ma dovranno vivere, respirare, rendere attiva la nuova cultura comunicativa dei loro pubblici e comprendere che nell'era del post advertising, la relazione comunicativa non può esaurisi nel processo di consumo e che è necessario andare oltre.

wow experienceUn'interessante indagine della Warthon School dell'Università della Pennsylvania, Retail Council of Canada e Verde Group sulle grandi esperienze retail in Nord America.

Lo studio, effettuato su 1006 acquirenti nord-americani, esplora le determinanti di un'esperienza di acquisto eccezionale, ossia "WOW"!

  • Come viene definita una grande retail experience?
  • Con quale frequenza si verifica?
  • Varia per genere, età, nazione o tipo di negozio?
  • Quali grandi esperienze sono più rilevanti per la lealtà e per il conto economico del punto vendita?

Il report presenta la sintesi dei risultati.

 

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