Maggio 2010 Archivio

Oggi ho partecipato alla tavola rotonda "Nuovi Strumenti per i Manager 2.0" che si è tenuta all'OmniCom Expo 2010 a FieraMilanoCity, in collaborazione con AISM - Associazione Italiana Marketing.

E' stata una tavola rotonda che mi è piaciuta molto e a cui ho partecipato molto volentieri, perchè siamo riusciti ad uscire dalla logica degli strumenti web 2.0 per  incamminarci verso una visione più ampia di strategie e di progettualità organizzativa e motivazionale per le aziende 2.0.

La tavola rotonda è stata moderata da Antonio Andreoli - Amministratore unico e fondatore della società Lavoro e Formazione ed hanno partecipato, oltre a me, Andrea Albanese - Channel & Alliance Manager at Siseco S.r.l. e Gianni Bianchi - Amministratore delegato di Sintra Consulting.

Ecco una super-sintesi della Tavola Rotonda:

Ad oggi, quando si parla di web 2.0 ed enterprise 2.0, l'enfasi è ancora posta sugli strumenti e manca di fatto una strategia 2.0, che richiede una valutazione complessiva dalle competenze interne dell'azienda e del fabbisogno funzionale e di seguito di strumenti. Una strategia 2.0 deve integrarsi nella più ampia strategia aziendale. A seguito della strategia, occorre definire le regole organizzative e motivazionali e attuare iniziative strutturate di change management. Questi elementi sono già da tempo inglobati nella disciplina chiamata Knowledge Management.
Un Manager 2.0 lavora bene in un'Organizzazione 2.0, ossia dove tutte le persone (e i processi organizzativi) sono orientate alla collaborazione e alla condivisione pro-attiva della conoscenza e che sappiano e vogliano utilizzare gli strumenti 2.0. Altrimenti il Manager 2.0 diventa poco efficiente.
L'impatto delle applicazioni 2.0 sulle risorse umane e sull'organizzazione è dirompente. Questo non comporta un grande entusiasmo da parte degli HR manager, in quanto il web 2.0 scardina il vecchio concetto tayloristico di organizzazione gerarchica, facendo emergere un'organizzazione informale, basata sulle effettive relazioni, sugli scambi di conoscenze e sull'effettivo valore portato in azienda. Questo può essere non facile da gestire, se non si è bene preparati, e il rischio di perdere il controllo fa vedere con timore a queste possibilità.
I Social Network sono strumenti molto potenti, sia all'interno dell'azienda, sia al suo esterno.
All'interno possono aggregare le persone e le comunità di pratica e permettere un rapido accesso a chi sa che cosa e alle competenze che possono servire.
All'esterno ci sono i Social Network professionali, utilissimi per contatti di business e per la partecipazione a comunità professionali molto ampie.
Teniamo presente che in molte realtà italiane, si sono costituiti Social Network esterni (su web) di persone di una stessa azienda, per sopperire alla mancanza di strumenti interni.
Questo è un bene, ma anche un male, in quanto le informazioni sono meno protette e fuori dal controllo dell'azienda.
Con le Reti di Imprese aumenta la "capacità di fare" delle imprese, ma aumenta anche la complessità gestionale. I sistemi di governance e management delle Reti di Imprese sono ampiamente facilitati dagli strumenti 2.0, i particolar modo i Social Network.

 

Ieri sono stato al seminario "L'indentità turistica del territorio tra vocazione e brand" tenuto all'Università IULM dal Prof. Andrea Pollarini, presidente della Scuola Superiore del Loisir e degli Eventi di Comunicazione, nell'ambito del Ciclo di seminari "Cultura e Made in Italy: patrimoni immateriali e valori materiali" curato dal Prof. Daniele Pittèri.

Nell'intervento, Andrea Pollarini, ha parlato di Esperienza Turistica, come incontro tra vocazione identitaria dei turisti e offerta esperienziale dei territori.

L'evidenziarsi di un turismo esperienziale, che si affianca ad un più classico turismo di villeggiatura, impone ai territori un deciso cambio di marcia verso l'innovazione e la differenziazione strategica dell'offerta, considerando le nuove caratteristiche identitarie dei turisti.

Dal mio punto di vista, le sfide principali, dal punto di vista dell'Esperienza Turistica sono due:

  1. La capacità dei territori di generare idee innovative e distintive per valorizzare l'offerta turistica territoriale nell'ottica dei nuovi segmenti e micro-nicchie turistiche "vocazionali"
  2. La capacità di una governance efficace delle reti di operatori pubblici e privati del territorio, per progettare e realizzare prodotti turistici innovativi condivisi, nel rispetto dei tempi richiesti dal mercato e imposti dai territori concorrenti

Ieri sono stato al seminario "Le Reti d'impresa come nuovo sistema produttore di patrimonio immateriale" tenuto all'Università IULM da Luigi Serio della Fondazione ISTUD, nell'ambito del Ciclo di seminari "Cultura e Made in Italy: patrimoni immateriali e valori materiali" curato dal Prof. Daniele Pittèri.
Il seminario è stato molto interessante e, in particolare, ciò che mi ha stimolato maggiormente è stata l'enfasi posta sull'importanza del Social Capital come fonte principale di vantaggio competitivo nel contesto globalizzato.

In effetti, quello che rende unico ed inimitabile (o perlomeno difficilmente copiabile nel breve periodo) il Made in Italy è il patrimonio di conoscenze, relazioni e "sensibilità" tipiche sviluppati (in lungo tempo) nella specializzazione dei territori italiani, lungo tutta la filiera del valore.

Quasta considerazione, a sua volta, suffraga - a mio parere - l'importanza del Knowledge Management come approccio strategico indispensabile per la conservazione, la continuità e l'innovazione del Social Capital nei Distretti Industriali e nelle Reti di Imprese e quindi del loro principale vantaggio competitivo.

Pertanto, l'aggregazione di imprese è una leva fondamentale per competere con forza nei mercati internazionali e per far fronte alle sempre più pressanti sfide di un mondo sempre più concorrenziale ed agguerrito, però la ricetta per il loro successo durevole dipende non solo dalle variabili "hard" (quali ad es. macchinari e impianti), ma soprattutto dalla capacità di gestire e valorizzare il patrimonio intangibile (Social Capital) che ne decreta l'unicità e il successo a livello globale.

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