Ieri sono stato al seminario "Le Reti d'impresa come nuovo sistema produttore di patrimonio immateriale" tenuto all'Università IULM da Luigi Serio della Fondazione ISTUD, nell'ambito del Ciclo di seminari "Cultura e Made in Italy: patrimoni immateriali e valori materiali" curato dal Prof. Daniele Pittèri.
Il seminario è stato molto interessante e, in particolare, ciò che mi ha stimolato maggiormente è stata l'enfasi posta sull'importanza del Social Capital come fonte principale di vantaggio competitivo nel contesto globalizzato.
In effetti, quello che rende unico ed inimitabile (o perlomeno difficilmente copiabile nel breve periodo) il Made in Italy è il patrimonio di conoscenze, relazioni e "sensibilità" tipiche sviluppati (in lungo tempo) nella specializzazione dei territori italiani, lungo tutta la filiera del valore.
Quasta considerazione, a sua volta, suffraga - a mio parere - l'importanza del Knowledge Management come approccio strategico indispensabile per la conservazione, la continuità e l'innovazione del Social Capital nei Distretti Industriali e nelle Reti di Imprese e quindi del loro principale vantaggio competitivo.
Pertanto, l'aggregazione di imprese è una leva fondamentale per competere con forza nei mercati internazionali e per far fronte alle sempre più pressanti sfide di un mondo sempre più concorrenziale ed agguerrito, però la ricetta per il loro successo durevole dipende non solo dalle variabili "hard" (quali ad es. macchinari e impianti), ma soprattutto dalla capacità di gestire e valorizzare il patrimonio intangibile (Social Capital) che ne decreta l'unicità e il successo a livello globale.


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